sabato 29 agosto 2020

Il destino di Alice di Simona Matarazzo

 Il destino di Alice - il mio nuovo romanzo

(in copertina flessibile e kindle)





Alice si trasferisce a Borgo, cercando di lasciarsi alle spalle un mondo a cui sente di non appartenere. Lì, in quel paese sperduto tra i monti, incontra un uomo misterioso. Segreti, lupi e antiche profezie cambieranno per sempre il destino di Alice.
Alice e James, due creature fuori dagli schemi, si incontrano e si amano.
“Ad un tratto sentii un rumore. Mi girai e lo vidi! Un grosso lupo nero mi stava fissando. Da principio ne ebbi timore, poi una strana calma si impossessò del mio corpo. Nonostante amassi la neve e le foreste, non facevo parte di quelle terre e non mi azzardai a muovermi...”
"... A un certo punto mi ritrovai davanti a un cancello semi aperto. Non potei fare a meno di entrare. Al suo interno l'aroma pungente delle siepi si fece spazio nelle mie narici. Giunta al centro di quella specie di labirinto, mi ritrovai in un boschetto con giganteschi alberi, rocce e ruscelli. Ogni angolo dall'apparenza selvaggia, ogni foglia o ramo, erano curati nei minimi dettagli. C'erano aiuole, stagni e voliere. Più in là archi, statue, panchine di pietra. “Non può essere!”, esclamai meravigliata. Una porta di betulla seminascosta tra i cespugli attirò la mia attenzione. Aveva una finestra tonda come quelle delle favole. “Ma dai!”, dissi a voce alta. Spinta dalla curiosità e da un'irrefrenabile euforia, la aprii. All'interno trovai un altro giardino. Camminai in mezzo ad antichi vasi e annaffiatoi in ghisa. Oltrepassai una serra con fiori appesi e orchidee. Ero così presa ad ammirare il giardino, che per poco non andai a sbattere contro una statua..."
... Fuori dalle mura imboccai un sentiero. La neve non era tanto alta e il bosco, a differenza di quello di Rio Freddo, era ben tenuto. Camminai in mezzo a quella pace mentre i rami scricchiolavano nell'aria gelida. Mi sedetti su un tronco e chiusi gli occhi. D'un tratto avvertii un rumore. Mi alzai di scatto per capire da dove provenisse. Non feci in tempo a fare due passi che mi trovai dinanzi ad un lupo grigio. Non potevo andare da nessuna parte: alberi e tronchi mi impedivano la fuga. Rimasi immobile.
Il lupo cominciò ad avanzare, digrignando i denti.
“Non si muova! È ferita?”, gridò una voce. Era quella di James Forster.
“Sto bene”.
“Shh”, disse.
“Ok!”, risposi con veemenza.
“Non sto dicendo a lei ma al lupo!”.
James Foster si avvicinò all'animale e allungò il braccio proprio davanti al muso. Poi iniziò a parlargli in una lingua oscura, remota. Il lupo grigio si accucciò e gli leccò la mano.
“Come diavolo ha fatto? Cosa gli ha detto?”.
“Di non mangiare le ficcanaso”....


sabato 22 febbraio 2020

Al tempo dei lupi - Alla ricerca di Agata

Come è difficile parlare delle proprie creature.
"Scrivi due righe Simona!", o ancora, "Pubblicizza i tuoi lavori!"
A me piace fotografare, elaborare, sperimentare, scrivere. Mi piace inventare storie. Lo faccio da sempre. Mi piace crearle mentre sono per strada o quando guardo dal finestrino il mondo passare - non guido -.
Come dicevo, mi piace creare, meno "correggere", auto pubblicarmi, pubblicizzarmi. Parlare delle mie cose. Spiegarle. E, ammettiamolo, Amazon non aiuta se non scrivi in inglese.
Sì, come è difficile pubblicizzare qualcosa che ami, che "ti appartiene". Che è profondamente intimo. Buttarsi nella mischia. Mescolare le parole. Gonfiarle o semplicemente ringraziarle. Se non avessero inventato le parole... Agata, Isotta, Douglas, Anna, Edward, Alice e James non sarebbero mai nati.
E allora ci provo a raccontare, a modo mio, le mie piccole, graziose, creature. Nella speranza che qualcuno colga il significato del vocabolo "fantasia".
Tutti i miei racconti si ispirano a storie, leggende e tradizioni.



Alla ricerca di Agata






Non posso dir molto di questo racconto o romanzo breve, che dir si voglia. E' stato un vero e proprio viaggio. Non tanto per la scrittura - i miei racconti nascono e muoiono nel giro di pochi mesi, addirittura giorni -. Diciamo che ha avuto un inizio travagliato (correzioni, poco tempo, problemi con i file...).
A differenza degli scrittori, e non è una critica, non pianifico nulla. I personaggi e la storia si sviluppano man mano che scrivo. Per "Alla ricerca di Agata" è stato diverso, conoscevo il finale. E ho sofferto.
"Alla ricerca di Agata", come "Racconto Gotico" e "Al tempo dei lupi", è scritto in prima persona. In questo modo, vedo e sento come la protagonista. Non scriverei mai qualcosa che non mi piace. Devo divertirmi.
"Alla ricerca di Agata" è un viaggio introspettivo. Nulla è come appare. E' una sorta di giallo e fa parte di una trilogia del tempo (con "Racconto Gotico"). Il terzo libro, "12", ce l'ho in testa. Probabilmente, vista la mia innata insoddisfazione, lì ci resterà.
I personaggi hanno preso il sopravvento e hanno vinto.
Raggiunsi a passo svelto la pensione e corsi nella mia stanza. Tirai la tenda e gettai il cappotto e la sciarpa sul letto. Senza riflettere presi il portatile dalla valigia e iniziai a digitare il nome Douglas MacFarlane sulla tastiera. Avevo i muscoli tesi, le mani ghiacciate e il cuore che mi batteva velocemente nel petto. Fuori, da qualche parte, c’era uno sconosciuto che, nonostante i modi signorili, dichiarava di chiamarsi come il protagonista del mio romanzo. E questo fatto, più che sorprendermi mi inquietava. Storie di fan che inseguivano lo scrittore o l’artista di turno si sentivano ogni giorno. Mi misi uno scialle sulle spalle. Tremavo. L’orologio appeso nel corridoio della pensione batté le quattro. Presto avrebbe fatto buio.
Attraversammo un lungo corridoio. Su alcune pareti si potevano vedere tracce di intonaco colorato. Mobili antichi, vecchi quadri e arazzi arredavano l’ambiente. Con un po’ di fantasia immaginai l’epoca in cui giullari, attori e musicisti intrattenevano i signori, mentre i cavalieri sostavano nelle loro armature scintillanti.
Lo studio era un'ex cappella sconsacrata. Il camino, in stile neogotico, conteneva ricche e bizzarre sculture. Vicino alla finestra spiccava un piccolo bacile decorato con finissime decorazioni, un tempo utilizzato per le funzioni religiose.
I tetti a punta e le pareti dipinte di nero le donavano un aspetto lugubre. Era appartenuta al giudice Jonathan Corwin, che l'aveva acquistata nel 1675. L'interno, come prevedevo, custodiva alcune testimonianze del diciassettesimo secolo. Ma nulla di tutto ciò, per quanto coinvolgente, mi era di aiuto.
Salem era un luogo in cui il turista veniva catapultato per gioco nella stregoneria. Dell'oscuro passato rimanevano i gadget horror nei negozi a tema. Pozioni e ingredienti magici traboccavano dalle vetrine.
I musei, come il Salem Witch Museum, riproducevano con precisione certosina gli episodi terribili della caccia alle streghe. Tuttavia, non venni a capo di nulla. Neppure le guide locali mi furono di aiuto.


Il tempo dei lupi




E' un romanzo breve. E' il prequel di "Racconto Gotico", si svolge alla fine del 1800 in Irlanda.
I boschi de "Il tempo dei lupi" si ispirano a quelle della "Foresta nera" (Germania). I nomi "Lago di mezzo", "La contea dei tre laghi" e "Bosco oscuro" nascono grazie alle mie passeggiate. Ad esempio, nei dintorni di Lastebasse (VI) esiste un sentiero chiamato Boscoscuro e nei pressi di Lago di Carezza (Bolzano) si trova "Lago di mezzo".
La protagonista è una persona normale che si trova coinvolta in situazioni particolari o rischiose. Anna si comporta come una donna dell'ottocento, nonostante il coraggio, la voglia di indipendenza e la cocciutaggine.
L'utilizzo del "voi" crea un distacco tra noi (presente) e i protagonisti del racconto (passato).
"Racconto Gotico" e "Al tempo dei lupi" hanno un inizio e una fine. Possono essere letti separatamente.
Ogni tanto spunta qua e là qualche venatura horror. Ancora una volta i protagonisti hanno avuto la meglio. Di più non posso dire, altrimenti rovino il racconto.
Non fa parte della trilogia del tempo.
Nel cuore della notte fui svegliata da un suono, insolito e tetro. Pensai che fosse il rumore del vento, quando tutto ad un tratto sentii qualcosa accarezzare la porta della mia camera. Come un picchiettio, da prima tenue, poi sempre più forte.
Udii distintamente dei passi e nuovamente quel ticchettio. Mi infilai velocemente uno scialle, accesi una delle candele e aprii con circospezione la porta. Non c'era nessuno.
Poco dopo mi parve di cogliere un mormorio e poi dei passi in fondo al corridoio. Camminai a tentoni, nella semi oscurità, nel tentativo di dare una forma a quei suoni, mentre il pavimento scricchiolava sotto ai miei piedi.
Le bambine sciamavano in cortile per l'intervallo, seguite dallo sguardo severo dei signori Stone e Gardner. Io mi incamminai lungo le siepi che costeggiavano una chiesetta abbandonata da anni, in cui una parte del soffitto rivelava un brandello di cielo. Più in là, oltre il cancello e una bordura di rose, si intravedevano i tetti a punta di Lago di Mezzo. Mi appoggiai a un albero per assaporare la pace di quel luogo. Non si sentiva nessun rumore, se non qualche gridolino in lontananza. Fu in quell'istante che vidi un uomo, di media statura e piuttosto magro, sbucare dalla selva sottostante.
La sera prima aveva piovuto e sui lati del sentiero si affacciavano numerose pozzanghere, coperte da un sottile velo di ghiaccio. Avanzavo a fatica a causa del fango e delle sterpaglie. Si alzò una folata di vento. Guardai il cielo: era gremito di nuvole grigie. Presto avrebbe fatto buio e del signor Brandon non c'era traccia.
Mi appoggiai ad una roccia di granito, esausta, con le scarpe infangate. Avvertii il suono di rami spezzati e istintivamente mi nascosi dietro a un albero, proprio all'entrata del bosco.


SimonaEmme

Racconto pubblicato nel 2018:



Io, Tituba strega nera di Salem



Tituba è nera, schiava e per di più donna. Per questo motivo è stata annullata dalla storia, dimenticata in quasi tutti i racconti su Salem. Eppure, il suo personaggio non è irrilevante, se guardiamo gli atti processuali.
La scrittrice ci presenta una donna moderna, ricca di sfumature. "Io, Tituba strega nera di Salem" è la storia di una schiava, una reietta, di un'ultima.
La madre finisce impiccata per mano di un padrone bianco, e, senza genitori, Tituba impara l'arte della magia grazie ad un'anziana.  Per lo schiavo John Indian abbandona la sua vita di semi libertà. Questa scelta la condurrà dai Caraibi a Salem.
Maryse Condé non ci rassicura, né ci racconta la solita storiella condita di incanti e impreziosita di buoni propositi. Tituba ama gli uomini e ama fare all'amore. Tituba è una strega. E' una donna. Un essere umano.
Ero dall'altra parte dell'isola a consolare una schiava il cui compagno è morto sotto le torture. L'hanno flagellato. Hanno messo del peperoncino sulle piaghe, poi gli hanno strappato il sesso.
Il romanzo narra la vita degli ultimi, di quegli uomini e di quelle donne, spesso, dimenticati dalla storia.
Io non ho conosciuto l'infanzia, L'ombra della forca di mia madre ha oscurato tutti gli anni che avrebbero dovuto essere consacrati alla spensieratezza e ai giochi. Per ragioni senza dubbio differenti dalle mie, intuii che Betsy Parris e Abigail Williams erano state private anch'esse della loro infanzia, di quel capitale di dolcezza e di leggerezza. Intuii che nessuno aveva mai cantato loro delle ninne-nanne, raccontato delle storie, nutrito l'immaginazione...
Il libro è un piccolo universo di volti, carezze, schiaffi, paure, lacrime, incubi, rinunce, sacrifici, ingiustizie, furore, ribellione, amore. Gli uomini giustificano i propri pruriti e istinti, nascondendosi dietro la maschera della religione, definendo peccato tutto ciò che è diverso e naturale.
Ognuno doveva confessare ad alta voce i peccati commessi durante il giorno e sentivo le povere bambine balbettare: "Ho guardato John Indian ballare sul ponte". "Mi sono tolta la cuffia lasciando che il sole mi carezzasse i capelli."
Immagina una piccola comunità di uomini e di donne schiacciati dalla presenza del Maligno, che cercano di braccare in tutte le sue manifestazioni. Una vacca che moriva, un bambino che aveva le convulsioni, una ragazza che tardava ad avere il suo flusso mestruale erano materia di infinite speculazioni.
"Ah sì, i gatti! Ce ne sono dappertutto a Salem. Ne uccidiamo di continuo."
"Tituba, sai che significa essere un ebreo? Nel 699 i Merovingi di Francia hanno ordinato la nostra espulsione dal loro regno. Dopo il IV concilio, quello di papa Innocenzo III, gli ebrei hanno dovuto portare un marchio circolare sui vestiti e coprirsi il capo. Riccardo Cuor di Leone, prima di partire per la crociata, ordinò un assalto generale contro gli ebrei. Sai quanti di noi hanno perso la vita sotto l'Inquisizione?"
"Non potei trattenermi e l'interruppi: "E noi, lo sai tu quanti di noi insanguinano, da sempre, le coste dell'Africa?"


La scrittrice ci rivela la vita di una schiava, l'angoscia nel dare alla luce una creatura. Soprattutto ci fa intendere che gli uomini, nel bene o nel male, hanno una vita meno dura.
Durante tutta l'infanzia avevo visto schiave assassinare i loro neonati (...) Durante tutta l'infanzia avevo udito schiave scambiarsi ricette di pozioni, lavande, iniezioni che sterilizzano per sempre le madri e le trasformano in tombe tappezzate di sudari scarlatti.
"Bianchi o neri, la vita li serve troppo bene, gli uomini!"
"Io Tituba, strega nera di Salem" non è un romanzo per tutti. Ci vuole cuore e stomaco.
"... a sedici anni mi hanno data in moglie a un reverendo, un amico di famiglia che aveva già seppellito tre moglie e cinque bambini. Il puzzo della sua bocca era tale che, per mia fortuna, appena si chinava su di me svenivo. Tutto il mio essere gli si rifiutava, eppure mi ha fatto fare quattro bambini ch'è piaciuto a Dio di portare via dalla terra. A Dio e anche a me! Perché mi era impossibile amare i figli di uomo che odiavo..."

La scrittrice, come altre prima di lei, ci conduce per mano nella testa delle accusatrici, nelle paure più profonde, nell'oscurità dell'animo umano, che Kurtz  chiamava "l'orrore!"
Uno degli uomini si sedette a cavalcioni sopra di me e cominciò a martellarmi il viso di pugni, duri come pietre. Un altro mi tirò su la gonna e infilò un bastone appuntito nella parte più sensibile del mio corpo, schernendomi...
La scrittura, a tratti onirica, ci fa comprendere più da vicino Tituba e la stessa Condé. Quel tipo di scrittura che hanno le donne quando sanno narrare di altre donne e dei piccoli segreti che scaldano il cuore.
Riempivo una piccola ciotola d'acqua che poi mettevo alla finestra in modo da poterla guardare anche muovendomi per la cucina e ci rinchiudevo le mie Barbados. Riuscivo a farcele stare dentro tutte, con l'ondeggiare dei campi di canna da zucchero che prolungava quelle delle onde marine, i cocchi inclinati verso la riva del mare e i mandorli nostrani carichi di frutti rossi o verde scuro. 
Per me Salem è quasi un ossessione. Forse, come Arthur Miller, credo che il timore e il sospetto siano in grado di spazzare via tutto ciò che non è considerato "normale", "ordinario", "giusto". Ho paura della paura.
Quasi 20 anni fa lessi un libro "Il viaggio della strega bambina", di Celia Rees, che mi catapultò in questa realtà. Più tardi, caddi nelle braccia di Elizabeth Gaskell. Tre scrittrici, tre donne, tre visioni differenti. Rees racconta anche il mondo degli indiani d'America; Gaskell, pur essendo una scrittrice vittoriana, trascina il lettore in un ambiente claustrofobico seicentesco; Condé ha una scrittura talmente viva e passionale che è difficile uscirne "illesi".



"Io, Tituba strega nera di Salem" mi ha ricordato "La favorita", film di Yorgos Lanthimos. Ho pensato immediatamente alla Regina Anna e alla sua sofferenza. "La favorita" non lascia spazio alla pietà.

Dal film "La favorita"


Le protagoniste combattono come uomini in un mondo di uomini. E soccombono. E tutti quei bambini perduti - quelli della Regina Anna e quelli del romanzo di Condé -, portano con sé tanta solitudine.



***

Dal film "La seduzione del male"

A Salem, prima dei processi contro le streghe del 1692, i Putnam e i Porter sono ai ferri corti. La famiglia Porter gode di un certo successo economico, mentre ai Putnam le cose non vanno bene, anzi sostengono che il loro declino finanziario derivi dall'avidità e dalla popolarità degli ultimi arricchiti. I Putnam sono dei semplici agricoltori che seguono le regole dei puritani tradizionali, mentre i Porter sono commercianti a tutti gli effetti, troppo individualisti secondo la mentalità di Salem. Nel 1672, una diga di proprietà dei Porter inonda le terre dei Putnam, aprendo tra le due famiglie un travagliato contenzioso, nello stesso anno in cui viene concesso il diritto di costruire una nuova chiesa. Al progetto, naturalmente, partecipano i Putnam, che attraverso la “Chiesa” auspicano di controllare l’intera comunità. A complicare le cose è l’arrivo di un nuovo reverendo, un certo Samuel Parris, figlio di un noto mercante delle Barbados, invitato dai Putnam. Parris è un sacerdote puritano, e quando giunge a Salem porta con sé una schiava, Tituba, che conosce i segreti della magia caraibica. A ragion del vero nessuno conosce le origini di Tituba, si sa soltanto che è stata comperata al mercato degli schiavi e che in alcuni testi appaia con la pelle nera come l’ebano.
Qualche anno prima, nel 1689, il pastore puritano e medico John Cotton Mather (1663-1728) pubblica un libro in cui riporta una storia di stregoneria accaduta a Boston. Tre bambini iniziano a comportarsi in modo bizzarro dopo aver litigato con la lavandaia irlandese Mary Glover. Secondo Cotton Mather si tratta di stregoneria. Mary viene impiccata il 16 novembre del 1688, l’isteria che colpirà da lì a poco il Massachusetts è appena iniziata.
In inverno, tra il 1691 e il 1692, Elizabeth Parris figlia di Samuel Parris, di appena nove anni, e la cugina Abigail Williams, di undici, si comportano in modo strano. A detta dei testimoni, strisciano per terra, emettono versi bizzarri e, cosa più spaventosa, i loro corpi si contorcono assumendo posizioni disumane.
Dinanzi a questi fenomeni i medici non riescono a trovare una soluzione. Il primo a parlare di possessione diabolica è il dottore William Griggs, il quale sostiene che le bambine siano state stregate. A questa conclusione arrivano anche Samuel Parris, William Phips e William Stoughton.
Da lì a poco, altre adolescenti iniziano ad avere strani comportamenti, tanto da spingere gli abitanti del villaggio al passo successivo. Mary Sibley propone di cucinare la torta delle streghe, Witches cake, i cui ingredienti sono segale ed urina, e darla in pasto a un cane. L’animale, una volta mangiato l’intruglio, sarebbe in grado di riconoscere il responsabile del malocchio. Lo stratagemma non ottiene nessun risultato e a quel punto gli abitanti, sempre più impauriti, decidono di interrogare le vittime del sortilegio.
Le ragazze interpellate aumentano e oltre ad Abigail e Elizabeth si uniscono: Elizabeth Hubbard, Mary Walcott, Mercy Lewis, Ann Putnam Jr. e Susannah Sheldon.
Il tribunale è presieduto da William Stoughton, John Hawthorne, Bartholomew Gedney, Jonathan Corwin e altri magistrati illustri del Massachussets.
Durante il processo, le ragazzine rivelano che nei loro giochi spesso praticano la divinazione, anche grazie a Tituba, la schiava del pastore Parris. La prima ad essere accusata, infatti, è Tituba, la quale non nega di essere una strega, anzi dice di parlare con una sorta di demone. Durante le torture, Tituba fa il nome di altre donne, e, liberata da Samuel Conklin, scompare per sempre da Salem. Sarah Good, colpevole di essere una mendicante sopra le righe, e Sarah Osborne, responsabile di non aver lasciato gli averi ai figli del primo marito, vengono accusate di stregoneria. Ormai la caccia è aperta, ad uno ad uno i presunti colpevoli vengono messi a confronto con le ragazze, che si contorcono e puntano il dito. Tra gli arrestati c’è addirittura una bimba di quattro anni, Dorothy Good, figlia di Sarah Good. I giochi sono fatti, vengono imprigionati Abigail e Deliverance Hobbs, Martha Corey ed Elizabeth Proctor.
Martha Corey, allora settantaduenne, viene accusata nonostante sia conosciuta per le sue opere di pietà e partecipi attivamente alla vita di Chiesa. Quando insinua che le impossessate stiano mentendo, Ann Putnam Jr. e Mercy Lewis non ci pensano due volte ad accusarla di stregoneria. Ovvio che un animo raziocinante, come quello di Martha, è convinto che nessuno possa credere alle finte invasate, eppure durante il processo accade l’inevitabile. Le ossesse imitano i movimenti di Martha, come se lei stessa le manovrasse. Il dramma si compie sotto i suoi occhi, Mercy e Ann iniziano a urlare. Il 22 settembre del 1692 viene impiccata, qualche giorno prima, il 19 settembre, il marito Giles Corey riceve una morte ancora più brutale. Spogliato dei propri abiti, viene fatto sdraiare, con una tavola sul petto, e a quel punto, sotto lo sguardo non così atterrito dei vicini, gli posizionano rocce e pietre pesanti sul legno, finché non muore stritolato.
Il pastore puritano John Cotton Mather incoraggia il proseguimento dei processi, esorta a punire i malvagi, parteggiando per i giudici. Descrive dettagliatamente gli avvenimenti di Salem, presentando un quadro imparziale e di parte. Eppure Cotton Mather è un uomo di scienza, uno dei primi a sostenere l’inoculazione del vaiolo per combattere la malattia stessa.
È assurdo immaginare che un’intera comunità possa arrivare a tanto, soprattutto quando i temibili accusatori assumono le sembianze di piccole creature. Tra le più crudeli querelanti c’è Ann Putnam Jr., di appena tredici anni. Anche lei conosce il gioco “venus-glass”, durante il quale si fanno cadere delle uova in un bicchiere di acqua, per tentare di scorgere il futuro. Le bambine dicono di aver visto una bara, può darsi uno spettro o ancora un demone. Forse sono impressionate dai racconti di Tituba, forse vogliono soltanto giocare. Sta di fatto che quando Elizabeth Parris scompare dalla scena, per non inquinare le prove, Abigail Williams e Ann Putnam Jr. diventano ancor più violente. Ann inveisce ed infine accusa ben sessantadue persone.
In molti sostengono che Ann sia uno strumento di suo padre, Thomas Putnam, del resto non è un caso che proprio le due famiglie più famose di Salem, i Putnam e i Porter, c’entrino qualcosa con la caccia alle streghe. Entrambe le fazioni hanno parenti ed amici tra gli accusatori, i testimoni e i giudici. Fra gli storici, c’è chi sostiene che le due famiglie abbiano formato un cerchio di persone, in grado di approfittarsi della testimonianza delle bambine per eliminare la fazione avversaria.
Ann fa bene il suo compito e lo porta a termine. Probabilmente non bastano le scuse del 25 agosto del 1706, né ci consola sapere che proprio Ann sia l’unica delle ragazze “indemoniate” a scusarsi per l’orrore arrecato.
Rebecca Nurse viene arrestata la mattina del 24 marzo del 1692. È inutile dire che la donna è reduce di lunga battaglia proprio con i suoi vicini di casa, i Putnam. Ed è per un pezzo di terra che viene arrestata e impiccata.
Le vittime di Salem sono una ventina: Bridget Bishop, Rebecca Nurse, Sarah Good, Elizabeth Howe, Susannah Martin, Sarah Wildes, George Burroughs, George Jacob, Martha Carrier, John Proctor, Giles Corey, John Willard, Martha Corey, Mary Eastey, Mary Parker, Alice Parker, Ann Pudeator, Wilmot Redd, Margaret Scott, Samuel Wardwell, Ann Forster (morta in prigione).
L’immaginazione dell’uomo è capace di creare meraviglie, ma anche incubi da cui ti vorresti svegliare.

Da un saggio che scrissi anni fa e che ho tolto da Amazon

SimonaEmme 

Ad Anna

sabato 25 gennaio 2020

Lettere dai frammenti dell'anima


Il libro di Nataša Cvijanović è un viaggio alla scoperta di se stessi.
La scrittrice cattura il lettore, prima con la scrittura epistolare, poi con i sentimenti, sempre più ignorati da questa società: comprensione, perdono, accettazione.
Non è soltanto la storia di una donna colpita da una tragedia, ma anche un racconto corale animato da voci autentiche, mai banali.
Non ci sono peccatori o innocenti. Alcuni rimangono incastrati in una vita che non gli appartiene, per accontentare la famiglia, il sistema, gli altri. A volte bisogna fare un passo in avanti, “uccidere la persona che ti volevano far essere, per diventare chi vuoi essere davvero” (citazione dal film “Rocketman”).
Lettere dai frammenti dell’anima” è un romanzo colmo di speranza e, soprattutto, amicizia. Nel libro si vede la mano della scrittrice, il suo ottimismo verso la gioventù, la cultura, gli affetti. I personaggi si danno conforto l’uno con l’altro.
Bruno possedeva più libri che generi alimentari, stoviglie, vestiti e lenzuola. Non passava giorno senza dedicarsi almeno tre ore alla lettura ai suoi amati testi e alle riviste letterarie. Era iscritto a un nutrito numero di società letterarie italiane e inglesi. Per un uomo colto come lui, certe derive culturali, come quella che stava subendo l’Italia negli ultimi decenni, con una crisi economica che portava il piatto della bilancia dell’economia e del materialismo quasi fino a terra, a scapito delle materie umanistiche, dell’amore per il “bello” e la valorizzazione dei Beni Culturali, erano un affronto personale. Il libri nutrivano l’anima.
Nel romanzo la scrittrice parla di personaggi come Natalia Levi Ginzburg e di Helene Magdalene Hofman, instillando nel lettore curiosità e stupore.
Lettere dai frammenti dell’anima” è anche un romanzo epistolare, caratterizzato dalla presenza di vari manoscritti. Cvijanovic pratica veramente la scrittura epistolare e nel libro narra l’origine delle lettere.
Le testimonianze epistolari nel mondo Occidentale provengono dagli scavi archeologici effettuati principalmente in Grecia, Francia e Spagna. Naturalmente non sto parlando di lettere di carta, bensì di sottili lamine di piombo, in genere rinvenute arrotolate…
Questo è uno di quei libri che può cambiare il nostro punto di vista. Un romanzo che fa riflettere. Lascia una sorta di spaesamento. Una volta terminato, hai voglia di scrivere, leggere, conoscere. Saperne di più.
Mi auguro che esistano insegnanti come Helene ed Enrico.
Assolutamente da leggere!
Link:

domenica 15 settembre 2019

La notte delle beghine

dipinto di Rogier van der Weyden

Le donne durante il Medioevo vivono sotto la tutela di un uomo o finiscono in convento. Il beghinaggio rivoluziona l'immagine della donna, chi entra nel "beghinaggio" (case o conventi) non è vincolato da voti permanenti. Le donne, ad esempio, possono lasciare il beghinaggio per sposarsi, altre vi entrano con i bambini.

Le beghine si dedicano alla castità e alla carità. Inizialmente sono accettate dalla Chiesa, tuttavia, con il passare del tempo, il loro modo di fare non piace alla gerarchia ecclesiastica. Le donne, in poche parole, non possono decidere della propria vita. In realtà, ci sono anche i begardi, che, come le beghine, hanno scelto una vita morigerata e priva di voti.
Intorno al XII secolo, nei paesi del nord Europa, per volontà di gruppi benestanti, nascono queste case rifugio. Il termine “Beghinaggio” si diffonde nel XV secolo.
Le donne vivono indossando abiti umili, prendendosi cura dei bisognosi e dedicandosi alla preghiera. Non hanno regole precise, ed è per questo motivo che la Chiesa le guarda con sospetto e spesso le considera eretiche.
La parola “beghina” diventa un termine peggiorativo, e ancora oggi non si conosce l’esatta origine etimologica. Alcuni pensano che il vocabolo “beghina” derivi da un prete, Lambert le Bégue, al quale si dà il merito della nascita del beghinaggio, altri ancora credono che il termine voglia dire “pregare” (beggen).
In questo momento, nel XIII secolo, la Chiesa è prudente. Nel 1215, il Concilio Lateranense proibisce la creazione di nuovi ordini religiosi. Jacques de Vitry, uno dei difensori del beghinaggio, ottiene, nel 1216, dal Papa un’autorizzazione “a voce”.
I fratelli e le sorelle del libero Spirito (di cui parlerò in futuro) vengono considerati eretici da Papa Clemente V, di conseguenza le beghine, sospettate di aver intrattenuto rapporti con il movimento de “Il libero Spirito” , finiscono sempre più spesso bruciate sul rogo. Durante il Concilio di Vienna, 1311, il Papa decide di condannare tutte le beghine che non hanno ricevuto l’approvazione dal loro vescovo diocesano. Con il passare dei secoli, nuove accuse di eresia mosse contro le beghine portano alla soppressione di molti conventi. Tra le vittime troviamo Margherita Porete, colpevole di aver scritto “Lo specchio delle anime semplici”.
… nonostante la condanna e il rogo, il libro è sopravvissuto in numerosi esemplari e, in modo inusuale, si è salvato anche il processo inquisitoriale dove però si riscontra soprattutto la pervicace volontà della donna di non presentarsi davanti ai giudici e di non rispondere alle loro domande: un atteggiamento che condurrà anche Margherita al rogo a Parigi il primo giugno 1310.  L’ostinazione a non prestare il giuramento e a non rispondere alle domande mostra il convinto disconoscimento di un’auctoritas, il tribunale della fede e i suoi giudici (…). Margherita tace e lascia parlare il libro che diventa “testimonianza” unica e duratura di una rebellis et contumax. Il silenzio dignitoso e persistente di chi aveva deciso di trasmettere la propria concezione spirituale in forma scritta autonoma senza piegarsi alla mediazione giuridico-dogmatica dei frati-giudici incapaci – per formazione, ruolo e preconcetti – di comprendere le sue posizioni nel dovere di giudicarla e correggerla. Il suo silenzio è eccezionale quanto le sue parole, ed è uno dei pochi casi in cui una donna è autrice del proprio silenzio.
Donne e Bibbia nel Medioevo (secoli XII – XV) tra ricezione e interpretazione di Kari Elisabeth Borresen e Adriana Valerio
Le beghine abitano in comunità autogestite, dove non esiste una madre superiora, ma una signora che le guida. Molte vivono da sole e il lavoro fa parte della loro esistenza. Producono candele, lavano la lana, ricamano, lavorano in fattoria, “curano” e, le più istruite, insegnano.
In generale le donne sono marginalizzate, in particolare le eretiche subiscono un doppio processo di allontanamento dal centro di gravità sociale e religioso: in quanto donne e in quanto eretiche. Nonostante ciò sarebbe assai riduttivo pensare ad un genere "dominante" e ad un genere "recessivo". La pericope paolina "le donne tacciano in assemblea" (mulieres in Ecclesia taceant , 1Cor14,34) motiva canonisticamente il silenzio delle donne, a cui si aggiunge la minorità giuridica delle donne ovvero un giudiziario silenzio sulle donne: un doppio vortice di silenzio. In generale, delle donne non si deve parlare.
Donne e Bibbia nel Medioevo (secoli XII - XV) tra ricezione e interpretazione di Kari Elisabeth Borresen e Adriana Valerio
Fonti: “Donne moderne nel medioevo” di Dieudonné Dufrasne, “Donne e Bibbia nel Medioevo (secoli XII – XV) tra ricezione e interpretazione” di Kari Elisabeth Borresen e Adriana Valerio, “Storia degli ordini monastici, religiosi e militari…” 


***
La notte delle Beghine

Lottare contro lo squilibrio, conciliare i contrari, ristabilire l’armonia. L’unica vera missione che possiamo compiere su questa Terra.
Hanno camminato così, strette l’una all’altra, lungo le viuzze ingombre di banchi, di carri spinti a mano, di slitte. Entrambe portano lunghi mantelli di cammellotto usati spesso dalle beghine all’esterno del convento. Non è mai bene per una donna avventurarsi da sola per le strade di Parigi.
La vecchia non ha dimenticato il crudele Detto delle Beghine di Rutebeuf, che alcuni cantano ancora: Ora è Maria, ora è Maria, / ora nubile, ora sposa.
De “La notte delle beghine” di Aline Kiner ho apprezzato l’utilizzo del tempo presente. Il romanzo si svolge in Francia tra il 1311 e il 1313 e narra, attraverso le vicissitudini di alcune donne, la storia delle beghine, sotto il regno di Filippo il Bello. Non ho amato particolarmente le protagoniste, semmai la descrizione minuziosa dell’epoca, dai templari a Margherita Porete, colpevole di aver scritto “Lo specchio delle anime semplici”.
Con la condanna per eresia di Marguerite Porete, nei confronti di queste donne dallo statuto informale sono riemerse vecchie lagnanze. Se prima c’era solo il sospetto, generato dalla libertà di cui le consorelle laiche potevano godere, ora si è passati alla messa in stato di accusa.
Dopo tutto, è qui che sta il loro potere! Marguerite non ha subito il supplizio per perversione. Non dimenticarlo mai. E’ la prima donna a essere stata bruciata per un libro.
Ho apprezzato la scrittura intensa, reale, talvolta brutale, che trasmette le sensazioni, i desideri e le regole di un’epoca buia.
Il marito le aveva infilato al dito un anello d’oro incastonato con un fine rubino, la suocera le aveva affidato un sacchetto da parto* che a suo tempo, lei stessa aveva annodato alla coscia per tutta la durata della gravidanza. – Contiene una pergamena che racconta il parto di Margherita di Antiochia. Ti proteggerà da una morte brutale, come ha protetto me -. Ingoiata da un drago, Margherita di Antiochia era fuoriuscita dalle viscere della bestia perforandole la colonna vertebrale con la sua croce.
… le campane di Notre-Dame cominciano a suonare il Vespro. E’ il segnale per le filatrici di lasciare il fuso, per le ricamatrici gli aghi, il sabato e nei giorni prefestivi esse terminano il lavoro, un lavoro che d’inverno si protrae anche dopo il tramonto…
Aline Kiner coglie la complessità dell’universo femminile, portandoci per mano attraverso la crudeltà e la bellezza dell’essere umano. La Francia di Filippo il Bello arriva a perseguitare chiunque destabilizzi il regno: gli ebrei, i templari ed infine le beghine.
La ragazzina si prende cura di tutto. Sia in estate che in inverno sparge sul pavimento erbe profumate. Nei periodi in cui il clima è secco, espone al sole le lenzuola e le coperte per eliminare i parassiti. Quando invece è umido, fa asciugare al fuoco gli stoppini delle lucerne. Spalma di miele l’interno dei vasi per catturare le mosche, confeziona tortine di formaggio fritto con polvere di aconito per avvelenare i ratti e i topi che si intrufolano in dispensa. Fa riprendere gusto al vino svampito immergendovi fellandrio e grani di paradiso, smacchia le vesti con piscio mescolato a fiele di bue, mentre usa agresto per le pezze di seta al fine di non farle scolorire.
Dicembre volge al termine, la novena della vigilia di Natale anche, digiuno e preghiera. Mentre nelle campagne i contadini sgozzano il maiale e finiscono di battere il grano raccolto in covoni, le beghine si preparano al più felice evento dell’anno santo. Il dormitorio e le case sono decorati con agrifoglio e fasci di frasche, le donne ripongono i vestiti usuali per indossarne di nuovi…

Il beghinaggio ancora oggi rimane un mistero, come la maggior parte delle donne che hanno attraversato la storia.


*Miracolosi amuleti atti a facilitare la gravidanza o il parto.
***
Non sono, quel che si dice, una cultrice di romanzi storici,  se dovessi consigliarvi qualche libro, sceglierei per l’ambientazione e la veridicità del contesto (togliendo dalla lista il famoso “Il nome della rosa”):
“Angelica” di Arthur Philips – 2007 – una “storia gotica” vittoriana,
“Annus Horribilis” di Geraldine Brooks, escludendo il capitolo finale che è “fuori da ogni logica” – sulla peste nera del 1666 – 2014
“La contessa nera” di Rebecca Johns – la storia romanzata di Erzsébet Báthory (molto romanzata) – 2010
“Il segreto della monaca di Monza” di Marina Marazza – 2014 – molto bello
“Strane creature” di Tracy Chevalier – la storia romanzata di Mary Anning – 2014
“Fiore di Tuono” di Jean Taulé – storia romanzata della serial Killer bretone Hélène Jégado – 2014
“Tesi sull’esistenza dell’amore” di Torben Guldberg – 2011 – ed è forse il più bello della lista, ma probabilmente perché è il meno storico di tutti
“La guaritrice. Storia vera di Ildegarda di Bingen” di Anne Lise Marstrand-Jorgensen (non ho letto il seguito) – 2011
“Il viaggio della strega bambina” di Celia Rees – su Salem – 2001
“Lois la strega” di Elizabeth Gaskell – su Salem – 1861

giovedì 12 settembre 2019

La mappa dell'immaginazione



Ogni volta che raccontiamo una storia non facciamo altro che allargare una mappa, quella dell’immaginazione.
Ogni racconto racchiude un mistero, un incontro, un’esperienza, un sogno, una speranza. I personaggi prendono vita quando leggiamo un testo o guardiamo un film, senza di noi rimarrebbero bloccati tra le pagine di un libro o sceneggiatura. Ammiriamo la luna e la raccontiamo, perché siamo suggestionati dalle parole.

Abbiamo bisogno di comunicare all'altro i nostri sentimenti: paura, felicità, sorpresa. Da ragazza mi piacevano gli eroi appassionati e ribelli, tipici dei romanzi romantici, e i “racconti di fantasmi”.
Ero affascinata dai cigolii e dalle sagome notturne. Se tornassi indietro non esiterei a studiare “letteratura gotica inglese” all'università. La mia vita è stata davvero, citando Eric Roth quello di “Forrest Gump”, come una scatola di cioccolatini (“la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”, cit.).
Molti non sanno, e non è un dramma, che il genere letterario “racconti di fantasmi” nasce nel settecento, quando era in voga “la Ragione”. In ogni caso, quello che più mi stupisce è che in Italia non abbiamo mai avuto un Poe, sebbene i primi scrittori inglesi del genere “gotico” si ispirassero proprio alle atmosfere italiane. Tra la seconda metà dell’ottocento e inizio novecento, alcuni autori italiani, come Luigi Gualdo, si sono cimentati nelle ghost story.
I generi “fantasy” o/e “gotico” risvegliano la nostra natura infantile. Prendete ad esempio “l’orrore”, è un sentimento dalle molteplici facce, che allontaniamo “nel mondo reale”, ma che molti ricercano nei fumetti, pellicole, libri. Spesso si tende a snobbare un certo tipo di letteratura, dimenticando che perfino Wilde, Maupassant, Pirandello, Zola ci hanno fatto assaporare l’inspiegabile “altrove”.
Leggiamo i libri che più ci piacciono o assomigliano. Talvolta lo facciamo per distrarci, per farci trasportare in altri luoghi e atmosfere. Alcuni libri ci insegnano qualcosa, altri ci fanno sognare, altri ancora ci donano spunti di viaggio..
Ancor prima della scrittura abbiamo creato favole, miti, leggende per spiegare l’inspiegabile, per “spaventarci”, per innamorarci. Abbiamo iniziato a scrivere la mappa dell’immaginazione e, tassello dopo tassello, oggi quella mappa è un universo di isole, stelle, costellazioni.
Se, ad esempio, prendiamo la mitologia norrena, troviamo storie di lupi e streghe. Per farvela semplice, nella foresta chiamata Foresta di Ferro, a est di Midgard, vive una strega. La vecchia strega genera dozzine di giganti e tutti hanno l’aspetto di lupi. Il Mana-garmr o Mánagarmr, il segugio della Luna, inghiottirà la luna, facendo spegnere il sole. A quel punto i venti si alzeranno ululando in ogni dove. Dai miti impariamo qualcosa in più sui nostri antenati, soprattutto accendiamo la luce dell’immaginazione. La “foresta di ferro” e “il segugio della Luna” risvegliano ricordi ancestrali, ed è lì che talvolta mi piace tornare.